“Non rimandare mai a domani quello che puoi fare altrettanto bene dopodomani”

Mark Twain

Quali sono le priorità nella vita? Lavoro, famiglia, amici, libertà? In quale ordine? Mi sono posto queste domande tante volte nel corso della mia esistenza, e la risposta oggi è inequivocabile. Prima di tutto, al primo posto in assoluto, c’è la mia famiglia. Claudia e Leo, che mentre scrivo è arrivato nella nostra vita da poco più di un anno. Ma cosa significa questo nel concreto? tutti sostengono di mettere al centro la famiglia e che essa sia la cosa più importante. Ma quante sono le persone che di fatto, hanno il coraggio di mettere la famiglia al primo posto? Si, coraggio, perché serve proprio questo per mettere da parte lavoro, ambizioni personali, luoghi comuni, aspettative. Fare spazio, mettere in secondo piano tutto il resto. Ristabilire le proprie priorità e gerarchie.

Dopo essermi posto questi quesiti, mi sono interrogato se effettivamente fossi, con il mio modo di vivere, coerente con la mia scala delle priorità. Mi sono interrogato sul come essere utile alla mia famiglia. La risposta è semplice. Per prima cosa devo cercare di essere una persona serena. Serena, non felice. Perché credo che la serenità sia decisamente più importante di una stato d’animo così volubile come la felicità. Vi siete mai chiesti perché prima del decollo, durante le indicazioni sul come agire in caso di emergenza, gli assistenti di volo comandano agli adulti di indossare la mascherina dell’ossigeno prima di metterla ai bambini? Perché possiamo essere veramente utili solo se stiamo bene. Per poterci prendere cura degli altri, delle persone che amiamo, dobbiamo per prima cosa prenderci cura di noi stessi. È una forma di sano egoismo, necessaria. Solo così saremo in grado di trasmettere gioia, serenità, felicità, coraggio e fiducia. Le persone che amiamo, hanno bisogno della versione migliore di noi stessi. Necessitano della nostra Presenza, e non delle cose che gli compriamo.

Sono cresciuto in quella che molti chiamerebbero la classica “famiglia tradizionale”. I miei genitori sono partiti dal sud, per raggiungere il nord Italia in cerca di lavoro e per garantirci un futuro migliore. Sono il terzo di tre figli, mio padre era quasi sempre fuori per lavoro, soprattutto all’estero, e mia madre ha cresciuto me e i miei fratelli praticamente da sola. Ora che sono adulto, e sono anch’io genitore, posso capire in parte la fatica di una donna sola, che fa del suo meglio, da tutta sé stessa per prendersi cura dei suoi figli, mettendo da parte ogni cosa, sogni, desideri, ambizioni. Ma a quale costo? Infelicità, depressione, frustrazione. Tutto questo senza mostrare il minimo cedimento, perché una mamma nella nostra società non può essere stanca, non può essere improduttiva. Ci si aspetta che la mamma sia perfetta, instancabile. Mentre il papà non deve far mancare nulla alla famiglia, deve lavorare giorno e notte per poter comprare tutto il necessario, e anche di più. Non importa se poi di fatto non è presente, e quelle poche volte che c’è con il corpo, la sua mente vaga tra i meandri del suo ufficio e tra i conti che a volte non tornano. La verità però è che per Esserci bisogna Esserci. Ai bambini non interessa nulla delle scarpe nuove o di possedere decine di giocattoli, ai bambini serve la presenza di genitori felici, perché la felicità è contagiosa, e i nostri figli ereditano le nostre emozioni, nel bene e nel male. Sono infinitamente grato ai miei genitori, hanno fatto il loro meglio, mi hanno dato tutto. Non smetterò mai di ringraziarli, di stimarli e di amarli. Ma noi, come nuove generazioni, abbiamo il compito, anzi, il dovere, di cercare di imparare dagli errori che i nostri genitori, e ancora prima di loro, i nostri nonni, hanno commesso. Io cerco con tutto me stesso di essere un genitore diverso. Per prima cosa ho scelto di esserci. Voglio essere presente per la mia famiglia e voglio trasmettere serenità, pace e forza. Il lavoro è importante, ma la mia famiglia lo è decisamente di più, è la mia priorità. Anche in passato, ho sempre pensato e sostenuto, che la famiglia fosse la cosa più importante in assoluto. Ma sono sempre stato coerente con me stesso? Ho spesso lavorato tutti i giorni della settimana, (6 su 7 quando andava bene), il week end e anche durante le festività. Mi dicevo che dovevo lavorare tanto e fare sacrifici se volevo comprare la casa, la macchina, se volevo fare le vacanze, se volevo essere felice. Rimandavo tutto, prima il dovere, poi il piacere, mi dicevo. Stavo esattamente replicando quello che non volevo, il modello con il quale sono cresciuto. Ma poi ho capito che non volevo questo per la mia famiglia, e che questa è solo la trappola in cui siamo finiti, la gabbia dorata in cui ci auto-imprigioniamo. La caverna in cui ci leghiamo, con le nostre stesse ombre a farci paura. Siamo convinti di dover lavorare tantissimo, per comprare cose che poi in realtà neanche ci servono. Magari con un bel finanziamento, o stipulando un “comodo” mutuo trentennale, un vero ergastolo alla libertà. Un mutuo “senza pensieri”, come recitano gli slogan di banche e finanziarie, per poterci così permettere anche le cose che in realtà, non potremmo permetterci. Probabilmente chi ha inventato questi slogan, sa bene che una persona “pensante” probabilmente non accetterebbe mai di farsi intrappolare in questo sistema. Dobbiamo possedere a tutti i costi, anche quello che di fatto non potremmo. Consumare ad oltranza, tutto questo non per essere felici e sereni, ma per alimentare la nostra vanità, il nostro ego. Questo perché il valore delle persone, viene spesso misurato in relazione a quante cose materiali esse possiedono. Siamo disposti a rinunciare ai nostri anni migliori, ai nostri cari, al nostro benessere, posticipando continuamente, senza fermarci mai. Ma anche il cavallo più forte e veloce, se non si ferma mai a riposare, diventa semplicemente un cavallo stanco, o morto. E quindi siamo bravissimi a metterci delle scadenze, con l’illusione che siamo noi stessi a decidere quando smettere, ma è un autoinganno, siamo assuefatti, ci facciamo promesse che non saremo in grado di mantenere. Siamo drogati, mentiamo a noi stessi. Ci convinciamo che dobbiamo tenere duro “solo” fino alla fine dell’Università, dopodiché saremo indipendenti e autonomi. Ma poi posticipiamo ancora, dobbiamo pedalare a testa bassa fin quando non avremo ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Ci diciamo che solo con la sicurezza di un contratto possiamo essere veramente sereni. Ma anche questo non basta, e allora dobbiamo correre a perdifiato, dobbiamo estinguere il mutuo, solo a quel punto non avremo più debiti e saremo finalmente liberi! ma neanche qui possiamo rilassarci un attimo, allora ultimo sforzo, tiriamo dritto fino alla pensione, a quel punto sì che potremmo finalmente goderci la vita. Ma la realtà è che poi la vita è passata, e se ci guardassimo indietro, cosa vedremmo? Vedremmo che abbiamo sprecato i nostri anni migliori, trascurato noi stessi e i nostri cari, posticipato quello che non potevamo posticipare, e negoziato l’innegoziabile. Per gli stessi motivi, la maggior parte delle persone non scelgono il lavoro che amano. Non provano a fare della propria passione, il proprio lavoro. Molti pensano che il lavoro sia soltanto lavoro. Sostengono che l’unica cosa importante sia lo stipendio. Trovo che lavorare solo per soldi sia uno spreco di vita clamoroso. Provate a pensare a quante ore al giorno passiamo lavorando. Si stima che una persona trascorra lavorando circa 90.000 ore, che corrispondono a oltre 11-13 anni ininterrotti. A questo dato, aggiungiamo anche il tempo che impieghiamo a raggiungere il luogo di lavoro, nelle nostre città sempre più inquinate e trafficate. Considerate anche che passiamo circa 27 anni a dormire. A questo punto, sommiamo anche quanta energia e pensieri, dedichiamo al lavoro dopo che abbiamo timbrato il cartellino in uscita. Adesso estendete tutto per settimane, mesi, anni. Siamo sicuri che sia “solo” lavoro? Siamo sicuri che si possa avere una vita felice, facendo un lavoro che non ci piace? Quante tra le persone che conosciamo detesta il lunedì? Quante tra queste vivono tutta la settimana per arrivare al week end? dove finalmente potrà anestetizzarsi con junk food, alcool e altro veleno. Queste persone nella testa hanno solo le ferie, e poi quando finalmente queste arrivano, sono talmente stressate e in burn out che esplodono. Sono nato in una cittadina di mare della costa romagnola, meta di tanti turisti. Per diversi anni per pagarmi gli studi ho fatto il cameriere. Non ho mai visto gente così stressata come i turisti in agosto. Gente frustrata, incapace di godersi il mare, il sole, e la cosa più importante, la libertà. Mentre assistevo a queste dinamiche, mi promettevo che non sarei diventato come loro, e per non diventare come loro dovevo avere un piano diverso, cambiare rotta. Per prima cosa dovevo scegliermi e costruirmi un lavoro che mi piacesse, il famoso detto: “scegli il lavoro che ti piace e non lavorerai neanche un giorno”. Ho promesso a me stesso, che non sarei stato schiavo delle cose materiali. Non mi interessa niente di possedere cose che in realtà non mi semplificano la vita, anzi. Per me una casa è solo una casa, una macchina è solo una macchina. Intendo dire che una casa, deve essere accogliente e confortevole per me, per la mia famiglia, e per tutte le persone che ci vengono a trovare. Questa è la sua funzione, non un motivo di vanto, per mostrare il lusso fine a sé stesso. La macchina dev’essere sicura ed efficiente, per portarmi dove voglio, non un trofeo da mostrare. Mi sono promesso che avrei cercato di acquistare solo le cose che servivano, e che mi sarei potuto permettere. È molto difficile resistere alle tentazioni che il mercato continuamente ci vomita addosso a raffica, con la televisione, i media e i social. Credo che Il vaccino per non farsi infettare da questo virus, si trovi nelle cose semplici della vita, come la natura, il silenzio, una serata in compagnia dei nostri cari e dei nostri amici. Apprezzando il dono di poter gustare cose buone e genuine, leggere un buon libro, nutrendo corpo e spirito. Questo serve per disconnetterci, tornare a noi stessi e guardarsi dentro. Apprezzando anche il solo fatto di poter respirare, e di godere dell’essenziale. Il consumismo ci vuole tristi, perché le persone tristi comprano per riempire il proprio vuoto interiore. Le persone felici lo sono e basta, non hanno bisogno di niente, e non c’è algoritmo che tenga.

Claudia ed Io, vogliamo trasmettere a nostro figlio, che le persone valgono più del posto in cui si è, e che le cose materiali sono solo cose. Quando non saremo più in questa vita, non vogliamo lasciargli valori materiali, vogliamo lasciargli valori umani. Desideriamo che il suo bagaglio sia pieno di esperienze e ricordi. Per la mia famiglia, e per tutte le persone che incontro sul mio cammino, voglio essere la versione migliore di me stesso, e questo richiede impegno e lavoro su di sé. Non posso viaggiare con il pilota automatico, perché questo significa essere in balia degli eventi. Sarebbe come seguire la folla, e la folla sceglie sempre Barabba. Per essere utile alla mia famiglia, devo stare bene, essere in salute e forte. Adottando uno stile di vita sano, facendo attività fisica, questo fa bene a corpo e anima, le due cose non sono separate, siamo un tutt’uno, mens sana in corpore sano. Per essere una persona migliore, devo allargare le mie conoscenze, studiare, leggere e formarmi. Crescere significa lavorare sulle proprie aree di miglioramento, come la gestione dei cattivi pensieri ed il controllo della rabbia, emozione per me latente, che talvolta viene a bussare, come lava dal fondo di un vulcano. Come ci insegna il monaco buddhista Thich Nhat Hanh, maestro di vita, i semi delle emozioni vanno curati e accolti. Possiamo ereditare un seme della rabbia molto grande, perché la rabbia, come le altre emozioni, si trasmettono, hanno un’ereditarietà. Non possiamo fare altro che abbracciare tutto questo, come se fosse un piccolo neonato di cui prendersi cura, e così con tutte le altre emozioni. Questo richiede grande consapevolezza e lavoro su sé stessi, necessita allenamento costante. Se sono consapevole, se sento, se vedo il bambino che è dentro di me, se lo abbraccio e lo curo, so che sarò una persona migliore, so che sarò un genitore migliore. Non esistono persone cattive, esistono persone che trasmettono quello che hanno imparato sulla loro pelle, ripagano con la moneta che hanno a disposizione, l’odio genera odio, l’amore genera amore. C’è un bambino ferito in ognuno di noi, riconosciamolo, abbracciamolo teneramente, con tutto l’amore che abbiamo nel cuore. Oltre ai preziosissimi insegnamenti del Buddha, il Dharma, il maestro migliore rimane come sempre la vita, che ci manda dei segnali e delle persone a insegnarci qualcosa, ma dobbiamo essere attenti, presenti e ben predisposti per accogliere questi segnali che la vita ci invia. Si dice che, quando l’allievo è pronto, il maestro appare, ed è stato così quando è apparsa Claudia nella mia vita, diventata presto la donna della mia vita. Claudia è una persona straordinaria, non voglio essere troppo smielato ma non trovo altri aggettivi. È la persona più calma e paziente che conosca, mi basta parlare pochi minuti con lei per sentirmi tranquillo e motivato più che mai, ha un dono speciale, è una persona speciale. Questo non vale solo per me, ma per tutte le persone che hanno la fortuna ed il privilegio di entrare in contatto con lei. Non è un caso, che abbia scelto di essere una professionista dell’aiuto. Le viene naturale prendersi cura delle persone. Mi piacerebbe molto, in un futuro non troppo lontano, aiutarla in questo. Costruire insieme a lei uno spazio, un luogo dove accogliere le persone che hanno bisogno, un posto dove non ci si senta poveri, malati, emarginati, ma tutto il contrario, un posto dove ci si senta utili e preziosi, un luogo dove si possa crescere e migliorare, senza giudizio e senza etichetta. Ad oggi non abbiamo un luogo fisico fisso, una base, e ci va benissimo così, ma se chiudiamo gli occhi, possiamo vedere il nostro “rifugio”. Il nostro posto nel mondo. Un luogo su misura per noi, nella natura, nel silenzio, lontano dal caos. Dove accogliere, goderci il tempo e la meraviglia del creato. Questo è un progetto che vogliamo realizzare, e per realizzare i progetti serve tempo, dedizione, ragionamento, estro e fantasia. Spesso siamo troppo presi dalla frenesia della vita per fermarci un attimo anche solo a pensare, serve tempo di qualità per sviluppare buone idee, per innaffiare i propri sogni. Una storia Zen racconta di un uomo nel bosco, stanco e frustrato, intento a tagliare un tronco con un’ascia poco affilata. Proprio in quel momento passava di lì un monaco, il quale si avvicina e gli consiglia di fermarsi, riposare un attimo e prendersi del tempo per affilare la propria ascia, così sarà più efficace. Ma l’uomo, senza neanche fermarsi e alzare lo sguardo, risponde in maniera sgarbata e frettolosa che lui non ha tempo per fermarsi. Ecco, noi abbiamo deciso di affilare la nostra lama. Come? Partendo per un lungo viaggio. Faremo il giro d’Europa in camper. Ci prenderemo un anno per viaggiare e stare insieme. Godendoci la bellezza e gli insegnamenti che solo un viaggio sanno dare. Ci prenderemo il tempo per noi stessi e per la nostra famiglia. Tempo che servirà anche per costruire il nostro futuro, i nostri progetti.

Il percorso è infinito, noi siamo solo in cammino, sempre con la mentalità e l’umiltà del cintura bianca, perché in fondo l’unica cosa che sappiamo fare bene, è imparare. Personalmente ho deciso che voglio essere coerente e fedele a me stesso, ho deciso che voglio essere leale con la mia Priorità. Ho scelto di dare il mio meglio e di esserci per la mia famiglia. Ed anche per questo motivo, daremo vita a questa entusiasmante avventura.


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